Rifugi climatici: il potenziale di rigenerazione climatica del comune di Trieste

Cambiamenti climatici e città
Capire dove si accumula il caldo e dove invece la città riesce a raffrescarsi è oggi una priorità per la qualità della vita urbana.

Dove trovare refrigerio e perché sono fondamentali per il futuro della città

In un contesto di riscaldamento globale e aumento delle temperature urbane, conoscere e rendere accessibili i rifugi climatici diventa uno strumento concreto per migliorare la vivibilità della città.

Legambiente Trieste
Legenda

Parchi, giardini e aree verdi Aree costiere e ventilate (brezza marina) Spazi interni climatizzati (biblioteche, edifici pubblici) Zone d’ombra urbana (portici, alberature stradali) Luoghi storici con microclima favorevole

Che cosa sono i rifugi climatici

I rifugi climatici sono le aree della città in cui le condizioni ambientali consentono di mantenere temperature più basse rispetto al contesto urbano circostante. Si tratta in genere di spazi caratterizzati da presenza di vegetazione, copertura arborea, ombra e minore impermeabilizzazione del suolo.

Queste aree svolgono una funzione essenziale: mitigano il calore urbano e offrono condizioni più favorevoli per il benessere delle persone, soprattutto durante le ondate di calore.


Cambiamenti climatici e città: il problema delle isole di calore

Negli ultimi anni, anche a Trieste, si osserva un aumento della frequenza e dell’intensità delle ondate di calore. Questo fenomeno si intreccia con una dinamica tipicamente urbana: le isole di calore.

Le isole di calore urbane sono aree della città in cui la temperatura risulta significativamente più elevata rispetto alle zone circostanti. Questo avviene perché materiali come asfalto, cemento e superfici impermeabili assorbono e rilasciano calore, riducendo la capacità del territorio di raffrescarsi.

Gli effetti sono rilevanti:

  • aumento delle temperature percepite;
  • maggiore disagio termico, soprattutto nelle ore notturne;
  • impatti sulla salute, in particolare per anziani e soggetti fragili;
  • peggioramento della qualità della vita urbana.

Una risposta immediata: i rifugi climatici

La gestione del verde urbano e gli interventi strutturali sono fondamentali per contrastare le isole di calore, ma richiedono tempo.

Nell’immediato, i rifugi climatici rappresentano la risposta più efficace per mitigare gli effetti del caldo.

Per questo è importante:

  • sapere dove si trovano;
  • capire quante aree di questo tipo esistono;
  • favorirne l’accessibilità, soprattutto per chi vive nelle zone più calde.

Obiettivo dell’analisi

L’analisi si propone di fornire un contributo concreto alla vivibilità urbana, individuando e rappresentando i rifugi climatici presenti nel territorio comunale.

E’ stata condotta attraverso dati satellitari e letta su scala comunale e per ambiti di circoscrizione, in modo da evidenziare le differenze interne alla città.


Mappa generale dei rifugi climatici

Lettura: la mappa evidenzia una chiara differenza tra le aree più urbanizzate, caratterizzate da maggiore accumulo di calore, e le aree più verdi e meno impermeabilizzate, che funzionano come rifugi climatici.

Il sistema collinare e carsico rappresenta il principale serbatoio di raffrescamento della città.


Le circoscrizioni più esposte

L’analisi è stata approfondita su cinque circoscrizioni caratterizzate da una minore copertura vegetale e quindi più esposte al fenomeno delle isole di calore.

Barriera Vecchia: area fortemente urbanizzata, con presenza molto limitata di rifugi climatici.

Barriera Nuova: condizioni analoghe, con elevata impermeabilizzazione e scarsa capacità di raffrescamento.

Roiano: presenza di aree verdi che generano primi nuclei di raffrescamento.

San Giovanni: migliore continuità ecologica e maggiore diffusione di rifugi climatici.

Servola: sistema misto con presenza disomogenea di aree di raffrescamento.



Lettura complessiva del territorio

L’analisi delle circoscrizioni mette in evidenza una forte disomogeneità nella distribuzione dei rifugi climatici all’interno del territorio comunale.

Le aree più densamente urbanizzate, come Barriera Vecchia e Barriera Nuova, risultano nettamente penalizzate dalla limitata presenza di vegetazione e dalla forte impermeabilizzazione dei suoli. In questi contesti i rifugi climatici sono pochi, frammentati e spesso non sufficienti a compensare gli effetti delle isole di calore.

Al contrario, circoscrizioni come San Giovanni e, in parte, Roiano e Servola mostrano una maggiore presenza di superfici verdi e una migliore continuità ecologica. Qui i rifugi climatici risultano più diffusi e strutturati, contribuendo in modo più efficace al raffrescamento locale.

Questa differenza non è solo ambientale, ma anche funzionale: determina una diversa capacità dei quartieri di reagire alle ondate di calore.

Se si amplia lo sguardo all’intero territorio comunale, emerge un elemento strategico: la città dispone complessivamente di una rete significativa di rifugi climatici, concentrata soprattutto nelle aree collinari e nel sistema carsico degli Altipiani (Est e Ovest).

Queste aree, insieme ai nuclei di raffrescamento presenti nelle zone urbane, costituiscono un sistema integrato che rappresenta il potenziale di rigenerazione climatica dell’intero Comune di Trieste.

In altre parole, anche se la distribuzione è disomogenea, la città nel suo complesso possiede ancora una capacità concreta di raffrescarsi.

La sfida non è solo aumentare questo potenziale, ma renderlo accessibile, continuo e funzionale, riducendo le disuguaglianze climatiche tra le diverse parti della città.

Il potenziale di rigenerazione climatica

Le aree individuate come rifugi climatici, insieme a quelle ampiamente presenti negli Altipiani (Est e Ovest), costituiscono un elemento strategico: il potenziale di rigenerazione climatica del territorio.

Con questa espressione si intende la capacità del sistema territoriale di:

  • raffrescare l’ambiente urbano;
  • ridurre gli effetti delle isole di calore;
  • migliorare le condizioni di vivibilità;
  • rigenerare il microclima locale.

Questo potenziale esiste già e rappresenta una risorsa fondamentale per il futuro della città. Il punto nodale è quello di trasformare i rifugi climatici da luoghi isolati a infrastruttura urbana diffusa.


Accessibilità e azione

Il punto chiave non è solo aumentare il verde, ma rendere accessibile il raffrescamento.

Questo significa:

  • facilitare l’accesso pedonale e ciclabile ai rifugi climatici
  • rendere visibili e riconoscibili queste aree
  • integrare i rifugi climatici nella vita quotidiana dei cittadini
  • rafforzare e connettere il sistema verde esistente

Interventi concreti:

creare percorsi pedonali e ciclabili ombreggiati

ridurre barriere (scale, attraversamenti difficili)

aumentare ingressi ai parchi

connessioni dirette dai quartieri più caldi

Azioni:

mappa pubblica → fondamentale

segnaletica urbana dedicata

“Rifugio climatico → 300 m”

QR code nei quartieri

integrazione con Google Maps / app comunali

👉 oggi il problema NON è solo la mancanza

👉 è che la gente non sa dove andare

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Conclusione

I rifugi climatici non sono solo aree più fresche: sono una infrastruttura essenziale per la città.

Conoscerli, valorizzarli e renderli accessibili significa migliorare la qualità della vita oggi e costruire una città più resiliente e sostenibile per il futuro.

La mappa dei rifugi climatici è stata costruita attraverso un’analisi multicriteriale che considera la capacità degli spazi urbani di ridurre l’esposizione al calore, la loro accessibilità e il potenziale di servizio alla popolazione.

I criteri adottati e le modalità di attribuzione degli indicatori sono descritti nella pagina metodologica dedicata:

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