Trieste: Verde urbano e isole di calore

Introduzione

Negli ultimi anni il fenomeno delle isole di calore urbane è diventato uno dei principali indicatori della qualità ambientale delle città. Non si tratta solo di un fastidio nelle giornate estive, ma di un effetto che influisce concretamente sul benessere delle persone, sulla salute, sulla vivibilità degli spazi pubblici e sul consumo energetico degli edifici.

In molte città europee, e anche in Italia, si osserva una relazione diretta tra la forma urbana, la presenza di superfici artificiali e la quantità di vegetazione. Fra tutti gli elementi naturali, gli alberi giocano un ruolo particolarmente importante: ombreggiano, raffrescano, evaporano acqua, riducono il calore immagazzinato da asfalto e cemento. Per questo oggi si parla sempre più spesso di copertura arborea come indicatore di resilienza climatica.

Trieste presenta una situazione peculiare. La città è stretta tra mare e altopiano e alterna quartieri molto densi e poco verdi a zone collinari e costiere ricche di vegetazione. Questa struttura crea forti contrasti termici locali, che spiegano perché alcune classifiche la considerino una città relativamente “fresca”, mentre altre — come quelle basate sulla temperatura dell’aria — la collocano fra le più vulnerabili alle isole di calore. Capire il perché di queste differenze non è solo un esercizio tecnico: significa comprendere dove e quando la città soffre davvero il caldo.

Per questo motivo abbiamo scelto di analizzare in modo accurato il rapporto tra temperatura superficiale e copertura arborea nelle diverse aree del territorio comunale, utilizzando dati satellitari e strumenti di citizen science. L’obiettivo non è semplicemente produrre una mappa, ma identificare i quartieri più esposti, capire quali fattori incidono maggiormente sul surriscaldamento urbano e individuare soluzioni efficaci di mitigazione basate sul verde.

Studiare questi fenomeni non è un esercizio teorico, è un modo concreto per fornire ai cittadini, alle istituzioni e agli amministratori una base conoscitiva solida, indispensabile per pianificare interventi mirati e costruire una città più sana, più vivibile e più adatta ai cambiamenti climatici che già stiamo sperimentando.

Che cosa sono le isole di calore urbane (UHI)

Le isole di calore urbane sono aree della città dove le temperature risultano più elevate rispetto alle zone circostanti, soprattutto durante l’estate e nelle ore notturne.

Le isole di calore si creano principalmente per tre motivi:

  1. Materiali che accumulano calore Asfalto, cemento e tetti scuri assorbono molta energia solare durante il giorno e la rilasciano lentamente la notte, mantenendo alte le temperature.
  2. Scarsa presenza di vegetazione Gli alberi raffrescano naturalmente attraverso ombra ed evaporazione. Dove il verde è poco, la città si scalda di più e si raffredda più lentamente.
  3. Struttura urbana “a canyon” Strade strette e palazzi alti intrappolano il calore e ostacolano la ventilazione naturale.

A questi fattori si aggiunge l’effetto delle attività umane (traffico, climatizzatori, riscaldamento), che immettono ulteriore calore nell’ambiente urbano.

Che rapporto c’è con i cambiamenti climatici?

Le isole di calore non sono causate dal cambiamento climatico, ma lo amplificano.

  • Le ondate di calore diventano più frequenti e intense.
  • Le città già calde diventano ancora più calde.
  • Le notti tropicali (temperature che restano alte) aumentano.

In pratica, l’isola di calore moltiplica gli effetti del riscaldamento globale proprio dove vivono più persone.

Quali effetti producono

Le isole di calore hanno conseguenze concrete su salute, ambiente e qualità della vita:

Per le persone:

  • aumento del rischio di colpi di calore, soprattutto per anziani e bambini
  • difficoltà a dormire durante le notti calde
  • peggioramento delle malattie respiratorie e cardiovascolari
  • maggior uso dei condizionatori → ulteriore produzione di calore

Per le città:

  • strade, piazze e quartieri meno vivibili
  • aumento del consumo energetico
  • maggiore stress per alberi e piante urbane
  • formazione più intensa di ozono nei bassi strati dell’aria

Perché studiarle

Conoscere dove e quando le isole di calore si formano permette di:

  • pianificare meglio il verde urbano
  • progettare interventi mirati nei quartieri più vulnerabili
  • identificare priorità per salute pubblica e adattamento climatico
  • creare città più fresche, sane e resilienti

Copertura arborea: le raccomandazioni OMS e la regola del 3 30 300

A proposito della valutazione dei livelli di copertura arborea, negli ultimi anni molte città europee hanno adottato la cosiddetta Regola del 3-30-300, uno standard per città più vivibili e sostenibili. Essa propone che ogni persona possa:

(3) vedere almeno 3 alberi dalla propria finestra; (30) vivere in un quartiere con almeno il 30% di copertura arborea; (300) abitare a meno di 300 metri da uno spazio verde pubblico accessibile.

L’obiettivo di questa regola è garantire un accesso equo e concreto alla natura per tutti i cittadini, contribuendo a migliorare la qualità dell’aria, a ridurre le isole di calore e a promuovere il benessere psicofisico. Da questa premessa è scaturita questa breve indagine condotta nell’area del comune di Trieste volta a capire quale sia la dotazione di alberi e connotare in modo del tutto preliminare il fenomeno delleisole di calore .

L’analisi è stata condotta utilizzando immagini satellitari e dati open source. Per la copertura arborea è stato impiegato il dataset europeo Copernicus – Tree Cover Density (TCD 2019), che fornisce la percentuale di superficie coperta da alberi con una risoluzione di 100 metri. Per la temperatura superficiale media estiva (LST) sono state utilizzate le osservazioni satellitari MODIS dei satelliti Terra e Aqua della NASA, relative al periodo 2018–2024.

I dati sono stati elaborati in Google Earth Engine, piattaforma che permette di combinare immagini satellitari e dati geografici. Sono stati analizzati i confini delle sette circoscrizioni comunali – Altipiano Est, Altipiano Ovest, S. Giovanni, Servola, Barriera Vecchia, Barriera Nuova e Roiano – per ciascuna delle quali sono stati calcolati: la media di copertura arborea (TCD), la temperatura media estiva (LST), l’estensione totale e la superficie stimata di aree verdi.

Circoscrizioni del comune di Trieste

Le circoscrizioni sono il modo più immediato e comprensibile per raccontare come il caldo si distribuisce nella città. Sono luoghi riconoscibili, vicini alla vita quotidiana delle persone, e allo stesso tempo abbastanza grandi da mostrare differenze reali nella struttura urbana, nella presenza di verde e nei materiali che assorbono o rilasciano calore.

Trieste è fatta di rioni molto diversi tra loro: zone centrali più dense e costruite, aree semicollinari con più verde, fasce costiere esposte ai venti, quartieri industriali o portuali. Utilizzare le circoscrizioni permette di cogliere questa varietà e di capire dove il calore si accumula di più nelle notti estive e dove invece la città riesce a raffreddarsi meglio.

Analizzare il fenomeno a questo livello significa anche poter progettare interventi concreti per il benessere delle persone: più alberi dove servono, corridoi verdi, zone d’ombra, superfici fresche, percorsi pedonali confortevoli anche nelle ore serali. Ogni circoscrizione ha esigenze diverse, e conoscerle nel dettaglio permette di intervenire in modo più giusto ed efficace.

Le sette circoscrizioni attualmente riconosciute sono:

  • Altipiano Est
  • Altipiano Ovest
  • Barriera Vecchia (Barriera Vecchia e San Giacomo)
  • Barriera Nuova (Città Nuova-Barriera Nuova e San Vito-Città Vecchia)
  • S. Giovanni (San Giovanni e Chiadino-Rozzol)
  • Roiano (Roiano-Gretta-Barcola e Cologna-Scorcola)
  • Servola (Servola-Chiarbola e Valmaura-Borgo San Sergio)

Ognuna di esse costituisce un ambito territoriale di riferimento per la pianificazione urbanistica, ambientale e sociale, oltre che per la raccolta e la gestione dei dati statistici comunali.

Nel contesto dell’analisi sulla copertura arborea (TCD) e sulla temperatura superficiale (LST), tali circoscrizioni sono state adottate come unità amministrative di confronto, coerenti con la cartografia ufficiale comunale.

Comune di Trieste: circoscrizioni

Copertura vegetale e temperatura media estiva

L’analisi della copertura vegetale si basa sul dataset satellitare Copernicus WorldCover 2021 (risoluzione 10 m), utilizzato per identificare le superfici prive di vegetazione tramite le classi “Built-up” e “Bare”. I confini delle circoscrizioni del Comune di Trieste sono stati integrati in Google Earth Engine, dove sono state calcolate le superfici totali e l’estensione del suolo non vegetato per ciascun rione. Le mappe e i grafici comparativi permettono di evidenziare le differenze territoriali e i quartieri più vulnerabili alle isole di calore.

Circoscrizione% suolo senza vegetazione
Altipiano Est7,85
Altipiano Ovest7,12
Barriera nuova86,35
Barriera vecchia69,27
Roiano27,84
S.Giovanni28,40
Servola52,15

Nel territorio comunale di Trieste si evidenziano due grandi “tipologie” di aree urbane, caratterizzate da condizioni molto differenti in termini di verde e di comfort termico:

  • Gli Altipiani Est e Ovest, situati in quota, in contesti meno densi e con presenza rilevante di superfici boschive e periurbane. Qui i valori di copertura arborea (TCD) risultano elevati (oltre il 50 % nei nostri calcoli), favorendo un microclima più fresco.
  • I quartieri di Barriera Vecchia, Barriera Nuova, Servola, e in misura intermedia Roiano e S. Giovanni, che si caratterizzano per un tessuto urbano compatto, edificato e spesso privo di spazi verdi diffusi. In queste zone i valori di TCD risultano molto bassi, talvolta prossimi allo zero, evidenziando un grave deficit di copertura arborea.

La distribuzione:

  • Le circoscrizioni con TCD elevato beneficiano di abbondante presenza di alberi e suolo coperto, che contribuiscono a mitigare il riscaldamento superficiale e a raffrescare l’ambiente urbano.
  • Le circoscrizioni con TCD molto basso sono esposte al fenomeno delle isole di calore: superfici impermeabili, assenza di chiome, maggiore ritenzione del calore, minore comfort termico.

In sintesi, l’analisi evidenzia forti disuguaglianze territoriali: non tutte le parti della città godono della stessa “copertura verde” e delle stesse condizioni climatiche locali. Queste differenze sono strategiche per indirizzare interventi mirati di rinverdimento, raffrescamento e qualità urbana, e servono come base per una pianificazione del verde più equa e efficace.

Queste differenze si riflettono chiaramente anche nelle temperature superficiali: le aree più verdi risultano più fresche di 7–8 °C rispetto a quelle più costruite e asfaltate.

Temperatura superficiale estiva media (LST) 2018–2024

La distribuzione della temperatura superficiale estiva media (LST) nel Comune di Trieste, derivata da osservazioni satellitari MODIS e Landsat, rivela una marcata differenziazione termica tra i diversi settori del territorio.

Le aree dell’Altipiano Est e Ovest, ricche di vegetazione e con valori di copertura arborea (TCD) elevati, mostrano temperature superficiali comprese tra 27 °C e 29 °C, rappresentando i poli di freschezza del sistema urbano.

Al contrario, le zone più densamente costruite e caratterizzate da una scarsa presenza di verde — Barriera Vecchia, Barriera Nuova e Servola — evidenziano valori medi superiori ai 35 °C, con punte prossime ai 37 °C nelle superfici asfaltate e nei canyon urbani.

I quartieri intermedi, come Roiano e S. Giovanni, mostrano valori di temperatura compresi tra 33 °C e 36 °C, coerenti con una copertura arborea modesta ma non del tutto assente.

Nel complesso, la mappa conferma la correlazione inversa tra presenza di vegetazione e temperatura superficiale: le aree verdi e boscate svolgono un importante ruolo di mitigazione climatica, mentre le zone centrali e costiere, caratterizzate da tessuti edilizi compatti e superfici artificiali, costituiscono le principali isole di calore urbane.

Questa distribuzione termica, coerente con i risultati dell’analisi di regressione, offre un quadro chiaro delle priorità di intervento: riforestazione urbana, incremento delle superfici permeabili e soluzioni di raffrescamento urbano localizzate nelle circoscrizioni più calde e più vulnerabili.

La tabella seguente riassume i valori medi calcolati per ciascuna circoscrizione, mettendo in evidenza come la presenza o l’assenza di vegetazione influenzi direttamente la temperatura percepita.

CircoscrizioniSuperficie (ha)Superficie alberata (ha)TCD (%)Temp. media estiva (°C)
Altipiano Ovest1047,04583,6355,7428,14
Comune8645,603015,7334,8829,39
Roiano1045,14292,0727,9529,70
S.Giovanni875,96251,6528,7328,64
Barriera Vecchia322,1816,094,9931,31
Barriera Nuova533,520,810,1530,98
Servola1220,26103,418,4732,19
Altipiano Est3662,331744,7847,6428,58

Relazione tra copertura arborea (TCD) e temperatura superficiale estiva (LST)

Allo scopo di verificare la significatività della relazione tra la copertura arborea (TCD) e la temperatura superficiale estiva (LST) nelle diverse circoscrizioni di Trieste è stata effettuata l’analisi di regressione lineare. L’obiettivo è comprendere in modo oggettivo quanto e come la presenza di vegetazione influenzi il microclima urbano: un aumento della copertura verde riduce infatti la quantità di energia solare assorbita dal suolo e dalle superfici artificiali, abbassando così la temperatura dell’ambiente circostante.

L’analisi di regressione è una tecnica statistica che serve per valutare la relazione tra due variabili quantitative. Nel nostro caso si vuole capire come varia la temperatura superficiale estiva (LST) al variare della copertura arborea (TCD) nelle diverse circoscrizioni di Trieste. Per rappresentare i dati si usa un grafico a due assi, dove sulla linea orizzontale si mettono i valori della copertura arborea (TCD) e su quella verticale le temperature medie estive (LST). La retta di regressione stima l’andamento medio dei dati. La pendenza (coefficiente angolare) indica quanto la temperatura cambia per ogni punto percentuale in più di copertura arborea, mentre l’intercetta rappresenta la temperatura teorica in assenza di alberi. Il valore di R² (coefficiente di determinazione) mostra quanto la variabilità della temperatura è spiegata dal grado di copertura vegetale: più è vicino a 1, più la relazione è forte.

Tale analisi è utile per definire priorità di intervento: le circoscrizioni che si discostano maggiormente dalla tendenza generale (ad esempio, elevata temperatura e bassa copertura arborea) rappresentano aree dove le misure di mitigazione climatica sono più urgenti. Permette inoltre di valutare l’efficacia di strategie future: se, in seguito a interventi di forestazione o rinverdimento, i punti del grafico dovessero spostarsi verso sinistra (più TCD, meno LST), ciò costituirebbe una prova quantitativa dell’effetto positivo del verde urbano. Sulla base delle conoscenze ecologiche e urbane, ci si attende una correlazione inversa: all’aumentare della copertura arborea (TCD), la temperatura superficiale (LST) dovrebbe diminuire. in particolare, l’attesa è di:

  • una pendenza negativa della retta di regressione (indicando che più verde → meno calore);
  • un coefficiente di determinazione (R²) sufficientemente elevato (>0,7), a conferma che la vegetazione spiega gran parte delle variazioni di temperatura tra i quartieri;
  • un intervallo termico medio di 7–9 °C tra le zone più verdi e quelle più urbanizzate.
Relazione tra TCD (%) e LST (°C)

• Pendenza (b): −0,066 °C per ogni punto percentuale di TCD
• Intercetta (a): 31,56 °C
• Coefficiente di determinazione (R²): 0,81
• Significatività (p-value): 0,00

L’analisi evidenzia una forte relazione inversa tra copertura arborea e temperatura superficiale: all’aumentare del verde, la temperatura del suolo diminuisce. In media, un incremento di 10 punti percentuali di copertura arborea comporta una riduzione di circa 0,7 °C nella temperatura superficiale estiva. Le aree più alberate, come gli Altipiani Est e Ovest, risultano quindi più fresche rispetto ai quartieri centrali e costieri più densi, come Barriera Vecchia, Barriera Nuova e Servola. Questa correlazione conferma il ruolo cruciale del verde urbano come strumento di mitigazione climatica e la necessità di piani di gestione del verde differenziati per quartiere, in coerenza con la Regola del 3-30-300.

Analisi delle giornate di isola di calore (SUHI) – Trieste 2025

L’analisi ha avuto lo scopo di quantificare il numero di giornate in cui la città di Trieste ha registrato un evidente effetto di isola di calore urbana rispetto al territorio circostante. L’isola di calore si manifesta quando le superfici cittadine — asfalto, edifici, piazze — trattengono più energia solare rispetto alle aree naturali, determinando temperature più alte sia di giorno che di notte.Questa valutazione consente di capire quanto e quando la città si surriscalda rispetto al paesaggio periurbano e naturale. Si tratta di un indicatore utile per:

  • stimare la vulnerabilità urbana al caldo estivo,
  • pianificare interventi di mitigazione climatica (alberature, superfici riflettenti, corridoi verdi),
  • monitorare l’efficacia delle politiche di adattamento e del verde urbano nel tempo.

L’analisi è stata condotta a partire dai dati satellitari MODIS (NASA), che forniscono la temperatura superficiale (LST) con risoluzione giornaliera a 1 km.Per ogni giorno del 2025 sono state calcolate:

  • la temperatura media dell’area urbana di Trieste,
  • la temperatura media dell’area periurbana, situata nel Carso e nelle zone collinari circostanti.

La differenza fra i due valori (ΔT = LST urbana − LST periurbana) misura l’intensità dell’isola di calore. Ogni giorno in cui questa differenza è risultata maggiore o uguale a 1,5 °C è stato classificato come giornata SUHI. Il conteggio è stato poi aggregato su base mensile, separando il fenomeno diurno e notturno.

Risultati

Il 2025 mostra una situazione coerente con gli anni precedenti:

  • circa 35 giornate SUHI diurne, concentrate nei mesi di luglio e agosto,
  • circa 50 giornate SUHI notturne, più persistenti, con picchi in agosto e settembre. La linea media (verde tratteggiata nel grafico) evidenzia che per oltre un terzo dei giorni estivi la città mantiene temperature superiori di almeno 1,5 °C rispetto all’ambiente naturale circostante.

Questo conferma che Trieste, pur essendo ventilata e situata in un’area collinare, non è immune al surriscaldamento urbano, soprattutto nei quartieri densi e poco alberati (Barriera Vecchia, Servola, San Giovanni).

L’analisi rafforza la necessità di integrare la pianificazione del verde con misure di raffrescamento urbano diffuso, come alberature stradali, siepi filtranti e superfici “cool”.

Cosa rappresentano davvero le “50 giornate SUHI notturne”

Il numero non indica 50 notti consecutive o anomale, ma circa 50 giorni dell’anno (su 365) in cui, almeno in una parte della città, la temperatura superficiale notturna è risultata più alta di 1,5 °C rispetto all’area periurbana di riferimento.


Isola di calore urbana (SUHI) di Trieste – anno 2025

Quindi non si tratta di un fenomeno continuo, ma di un conteggio di episodi sparsi, concentrati soprattutto tra luglio e settembre, quando l’atmosfera è stabile e la ventilazione ridotta.

Trieste si scalda molto ma per poco

Secondo il rapporto nazionale “Analisi dei fenomeni di isola di calore urbana in Italia” (2023), Trieste risulta la terza città italiana più colpita dal fenomeno, con un delta termico medio di 4,8 °C tra il centro e la periferia. Questo dato si riferisce però alla temperatura dell’aria — quella misurata dalle stazioni meteorologiche al suolo e percepita direttamente dalle persone. È il fenomeno definito UHI (Urban Heat Island), che riflette le differenze microclimatiche tra zone densamente costruite e aree più aperte e verdi. 

I dati satellitari, invece, raccontano un’altra storia. Le osservazioni ESA e NASA, che rilevano la temperatura delle superfici — tetti, strade, piazze, terreni — permettono di stimare la cosiddetta SUHI (Surface Urban Heat Island). In questo caso, Trieste mostra un quadro molto diverso: la SUHI notturna media è di appena 2-3 °C, e il fenomeno si manifesta per un numero molto minore di notti all’anno — stimato 30-50 notti/anno con ΔT > 2 °C — contro le 80-100 notti o più che si osservano in città come Milano o Bologna.

La differenza è spiegata dal clima triestino e dalla sua morfologia unica. Quando la bora tace, il centro urbano può effettivamente riscaldarsi più della periferia — da qui l’elevato valore UHI di ISPRA. Ma appena torna la ventilazione, le superfici cittadine si raffreddano rapidamente e la SUHI si dissolve. La presenza del mare, le pendenze del Carso e le brezze notturne favoriscono un rapido rilascio del calore accumulato.

In sintesi: Trieste si scalda molto, ma per poco. È un caso emblematico che dimostra come la temperatura dell’aria (UHI) e quella del suolo (SUHI) raccontino due aspetti diversi dello stesso fenomeno, e come la ventilazione naturale e la frammentazione urbana possano rendere una città più resiliente agli effetti delle isole di calore notturne.

Interventi praticabili nelle aree a forte urbanizzazione

In queste aree e nei canyon urbani, dove la forestazione tradizionale è spesso impraticabile, occorre ricorrere a strategie mirate di micro-raffrescamento urbano. Le soluzioni più efficaci e realizzabili comprendono:

• Micro-forestazione e verde verticale – facciate verdi, giardini pensili, tetti verdi e vasi alberati su marciapiedi o piazze, con effetti di riduzione della temperatura fino a 2–4 °C a livello pedonale.
• Ventilazione urbana – sfruttamento dei corridoi d’aria naturali (come la bora triestina) e riduzione delle barriere al flusso d’aria.
• Materiali riflettenti e drenanti – uso di pavimentazioni e tetti ad alta riflettanza (“cool pavements” e “cool roofs”), riducendo l’assorbimento di radiazione solare.
• Soluzioni basate sull’acqua – fontane a ciclo chiuso, nebulizzatori urbani, sistemi evaporativi temporanei nei mesi estivi.
• Ombreggiamento artificiale – vele, pergole verdi, pensiline e strutture leggere per proteggere aree pedonali e fermate del trasporto pubblico.
• Raffrescamento mirato negli spazi pubblici – creazione di “oasi urbane climatiche” dotate di ombra, piante, acqua e sedute.
A livello strategico, Trieste può adottare linee guida climatiche per l’urbanistica e l’edilizia, promuovendo incentivi per tetti e pareti verdi, ricalibrando la mobilità per creare spazi pedonali ombreggiati e potenziando la rete di sensori microclimatici. Queste azioni, combinate con un piano di corridoi verdi di collegamento tra gli Altipiani e la costa, costituirebbero un modello di adattamento climatico integrato.

Corridoi verdi e Corridoi di Raffrescamento

Corridoi verdi
I corridoi verdi sono fasce di vegetazione continua — viali alberati, parchi lineari, pinete costiere, aree verdi collegate tra loro — che attraversano la città creando vere e proprie “autostrade ecologiche”.

A cosa servono
• Raffrescano l’aria grazie all’ombreggiamento e all’evapotraspirazione.
• Migliorano la qualità dell’aria trattenendo particolato e riducendo il NO₂.
• Connettono la biodiversità, permettendo lo spostamento di fauna e flora.
• Offrono benessere urbano, favorendo mobilità pedonale e spazi vivibili.

Esempi
• Viali alberati storici (Corso Italia a Bolzano, Viale Piave a Brescia).
• Parchi lineari lungo i torrenti (Parco del Mugnone a Firenze).
• Reti verdi ricostruite in città dense (Green Grid di Milano).

Corridoi di trasporto: ogni “dito” segue un asse di trasporto pubblico (treno, metropolitana, ferrovia suburbana) che consente densità urbana lungo quel corridoio. Centre for Public Impact+1

Modelli di riferimento
Green Corridors del Regno Unito (Greater London Authority). I corridori verdi (green corridors) sono infrastrutture ecologiche lineari o reticolari che collegano spazi verdi, parchi, corsi d’acqua, superfici permeabili, e permettono movimenti della fauna, mitigazione ambientale (calore, pioggia), e miglioramento della qualità della vita urbana. Ad esempio, un evento organizzato dal London National Park City ricordava che “la creazione di green corridors è diventata popolare nelle città di tutto il mondo. London National Park City+1. All’interno del piano di infrastruttura naturale la GLA utilizza mappe e dataset (“green corridors that provide opportunities for walking and cycling”). data.gov.uk+1
Green Fingers di Copenaghen. l Finger Plan, elaborato originariamente nel 1947 per l’area metropolitana di Copenaghen, è un modello di sviluppo urbano che immagina la città come una mano, con la “palma” nell’area centrale e cinque “dita” che si estendono radialmente lungo corridoi di trasporto (ferrovie, metropolitane) dalla città verso la periferia. SPUR+3urbact.eu+3Wikipedia+3. Il secondo principio fondamentale è quello delle green wedges (cunei verdi): aree verdi (non edificate) tra le dita urbane, che mantengono la natura, la ricreazione e la qualità ambientale vicino alla città. OUP Academic+1. In altre parole: sviluppo urbano lungo i “fingers” / corridoi di trasporto + protezione / mantenimento del verde tra di essi = “green fingers/green wedges”. Gli elementi chiave del modello sono: Adattamento e aggiornamento: il modello è flessibile, è stato aggiornato nel tempo (es. aggiunta di anelli verdi, nuove estensioni) mantenendo l’impianto originario. ResearchGate+1. Spazi verdi tra i corridoi: le zone tra i corridoi sono destinati a verde, natura, paesaggio, ricreazione — restrizioni sull’edificabilità. OUP Academic+1. Accessibilità uniforme: uno degli obiettivi è che tutti i cittadini abbiano buon accesso a verde, trasporto e servizi. SPUR+1. Contenimento della diffusione urbana: il modello aiuta a evitare la dispersione incontrollata (sprawl), mantenendo una struttura urbana compatta ma con forte qualità ambientale. urbact.eu+1

Parigi Respira, rete verde per connettere gli arrondissements. È un’iniziativa della Ville de Paris che prevede la chiusura al traffico veicolare in specifiche zone degli arrondissements di Parigi, in alcuni momenti della settimana/anno, per “lasciare respirare” la città. paris.fr+1. Alcune delle zone interessate comprendono gli arrondissements 1º, 2º, 3º, 4º, etc. Ad esempio: “Ogni primo domenica del mese, gli arrondissements 1º-4º sono senza veicoli dalle 10 h alle 18 h”. Blog Mappy. I dati open-source mostrano il dataset “Paris Respire – Secteurs” che fornisce un layer geografico con la delimitazione delle aree, giorni di applicazione, orari, ecc. data.gouv.fr+1


Corridoi di raffrescamento (Cooling corridors)

I corridoi di raffrescamento sono percorsi naturali lungo i quali l’aria fresca proveniente da aree non urbanizzate entra in città e sostituisce l’aria calda stagnante.
Si basano su tre fattori: orografia, differenze di temperatura, vento.

A cosa servono
• Dispersione delle isole di calore notturne, abbassando la temperatura urbana.
• Ricambio dell’aria, riducendo inquinanti e umidità.
• Ventilazione naturale, particolarmente preziosa in città costiere o di valle.

Esempi
I “Fresh Air Corridors” di Stoccarda (l’esempio più famoso in Europa). È un esempio concreto di soluzione basata sulla natura nella pianificazione urbana per la mitigazione e adattamento al cambiamento climatico. Mostra come la geografia urbana (collina/valle) possa diventare risorsa piuttosto che solo sfida, se ben interpretata. Offre un modello di integrazione tra climatologia urbana, strumenti di pianificazione e misure operative verdi. Evidenzia che la pianificazione urbana non è solo edificare, ma preservare “correnti d’aria”, “spazi liberi”, “visibilità” del paesaggio ambientale, che diventano parte della resilienza cittadina.
Le ventosità di valle che raffrescano Innsbruck e Trento nelle sere estive.
I corridoi fluviali (Senna a Parigi, Danubio a Vienna) come condotti naturali d’aria.

Modelli di riferimento
Kaltluftleitbahnen (corridoi di aria fredda) della pianificazione climatica tedesca. In Germania, i corridori di aria fredda (Kaltluftleitbahnen) sono elementi riconosciuti della pianificazione climatica urbana e regionale, destinati a favorire lo scambio d’aria tra aree generatrici di aria fredda (Kaltluftentstehungsgebiete) e aree urbane surriscaldate o sovraccaricate termicamente (Belastungsräume). Umweltbundesamt+3klimaleitfaden-thueringen.de+3landesplanung.hessen.de+3. Le funzioni principali sono: canalizzare l’aria più fresca generata nei dintorni (ad esempio suoli naturali, colline, valli non costruite) verso zone urbane che altrimenti rimarrebbero poco ventilate. fauststrasse90.de+2Umweltbundesamt+2, mantenere condizioni più favorevoli di microclima, contribuendo a mitigare l’isola di calore urbana. lfu.bayern.de+1, essere integrate come elemento fisico-spaziale nei piani urbanistici/regionali, divenendo oggetto di tutela, vincolo o raccomandazione. dwd.de+1. Ecco alcuni aspetti tecnici e criteri che caratterizzano questi corridoi: Strumenti urbanistici associati: piani di uso del suolo, piani regolatori, zone di esclusione edilizia o con criteri speciali, «Stadtklimatische Baubeschränkungsbereiche» (zone con restrizioni edilizie legate al clima) per proteggere questi corridori. DStGB
Cool Air Pathways usati nella progettazione urbana di Hong Kong. A Hong Kong, vista l’alta densità edilizia, l’altitudine variabile e la conformazione collinare, si è sviluppata una strategia di Air Ventilation Assessment (AVA), che mira a garantire che l’aria “fresca” proveniente da pendii o coste possa penetrare nelle aree urbane dense e contribuire al raffrescamento naturale. web5.arch.cuhk.edu.hk+2PMC+2. Le linee guida urbane del Planning Department Hong Kong includono la raccomandazione di evitare “projecting obstructions over breezeways / air paths” — ossia evitare che costruzioni sporgenti blocchino quei corridoi d’aria. pland.gov.hk+1. Il piano “Urban Climatic Map and Standards for Wind Environment” definisce zone “problematiche climaticamente” e identifica percorsi preferenziali d’aria, aree sensibili alla ventilazione urbana.
Il sistema di Climate Risk Maps sviluppato in Giappone. L’Japan Meteorological Agency (JMA) e altri enti governativi giapponesi hanno sviluppato sistemi interattivi e cartografici per rappresentare rischi climatici, eventi estremi e scenari futuri nel paese. jma.go.jp+1. Un esempio: la pagina “Real-time Risk Map” della JMA mostra griglie colorate che indicano quanto una zona sia vicina a criteri di allerta per fenomeni meteorologici o naturali. jma.go.jp+1. Un altro riferimento: nel rapporto “Climate Change in Japan 2025” vengono presentate proiezioni climatiche ad alta risoluzione, per tempeste estreme, piogge intense, alte temperature, utilizzabili per elaborare mappe di rischio. UNFCCC. Il sito del progetto G20 Climate Risk Atlas include una scheda per il Giappone con scenari futuri di impatti climatici come l’innalzamento del livello del mare, aumento della durata delle ondate di calore, ecc. G20 Climate Risk Atlas+1

I due tipi di corridoi non sono alternative ma si potenziano a vicenda

Criteri (realistici) applicabili a Trieste

Poiché il territorio non permette la creazione di nuovi corridoi, i criteri devono essere adattati a una logica più sobria. Partiamo dai corridoi naturali già esistenti dati dalla morfologia: Sono per esempio: Valle di San Giovanni, Valloni tra Longera e il centro, Pendii Gretta–Barcola, Scorcola, Fascia costiera

Individuare i nodi critici che ostacolano la ventilazione

In una città complessa come Trieste, i principali ostacoli possono essere: edifici molto ravvicinati, canyon urbani, assenza di spazi permeabili, piazze asfaltate, altezze irregolari dei fabbricati. Su questi si può intervenire, ad esempio con la rimozione di superfici asfaltate, apertura di micro-piazze verdi, creazione di vie d’ombra, de-impermeabilizzazione di cortili interni, rimozione di barriere arbustive mal posizionate

Migliorare lo scorrimento delle correnti fresche esistenti

Questo significa: evitare chiusure artificiali, valorizzare i percorsi delle valli naturali, proteggere le aree non costruite strategiche, evitare nuove edificazioni in punti sensibili

Integrare la vegetazione dove possibile

Qui entra in gioco il concetto di corridoi verdi, che NON sostituiscono i corridoi di raffrescamento ma li rafforzano, specie nelle zone più calde; alberature stradali (dove lo spazio lo consente), siepi filtranti, micro-parchi lineari, cortili verdi, tetti verdi e pareti verdi. La vegetazione NON crea un corridoio di raffrescamento, ma può migliorare localmente il microclima lungo i corridoi esistenti.

La verità è che Trieste è ben dotata di “corridoi”: alcuni buoni e attivi, altri interrotti, altri ostacolati dalle trasformazioni urbane del Novecento

I flussi più importanti sono:
1. Dalle valli carsiche verso il centro
2. Dai boschi del Carso verso la fascia urbana
3. Dalla brezza marina verso Chiadino, Scorcola, San Vito
4. Dalle aree aperte di Melara–Chiadino verso Barriera Vecchia
5. Dalla fascia costiera verso la città bassa nelle ore notturne

Un possibile schema integrato, specifico per Trieste:

Il raffrescamento viene dai flussi d’aria naturali. Il verde migliora la qualità dell’aria lungo quei flussi. L’urbanistica può solo: preservare, evitare ostacoli, migliorare le condizioni locali. Non deve creare nuovi corridoi, deviare i flussi, modificarne i percorsi principali

In conclusione, per Trieste, più che “progettare corridoi”, si tratta di:

✔ riconoscerli (mappa e analisi SUHI, TCD, LST, orografia)

✔ preservarli (divieti di edificazione in punti chiave)

✔ migliorarli localmente (con verde, de-impermeabilizzazione, micro-interventi)

✔ affiancarli a corridoi verdi che raffrescano gli spazi urbani interni ai quartieri più caldi

Ipotesi di lavoro

Le possibili soluzioni si basano sulla integrazione di situazioni consolidate e ipotesidiintegrazione – miglioraento

Corridoi di raffrescamento

Direzione prevalente
• NE → SO dal Carso verso la città
• E → O dalla Val Rosandra verso Trieste Sud
• O → E dal mare verso il centro urbano

Aree attraversate
• Carso → Centro: Opicina, Villa Opicina, San Giovanni, San Giacomo, Città Bassa
• Val Rosandra → Sud: Bagnoli, Aquilinia, Valmaura, Muggia
• Costa → Centro: Miramare, Barcola, Porto Vecchio, Rive urbane

Funzione: far entrare aria più fresca da mare e Carso, disperdere il calore stagnante e migliorare il microclima estivo.

Corridoi Verdi (Green Corridors)

Direzione funzionale
• NE → SO (Carso → città)
• S → N (Valmaura → San Giacomo)
• N → S (fascia costiera verde)
Aree attraversate
• Carso → Città: Opicina, Bosco Farneto, San Giovanni, Ospedale Maggiore, Giardini centrali
• Sud → Centro: Aquilinia, Valmaura, San Giacomo, rive urbane
• Costa: Miramare, Pineta di Barcola, Barcola, Porto Vecchio
Funzione: raffrescamento locale, ombreggiamento, connessione ecologica degli spazi verdi, supporto ai flussi di raffrescamento.

Schema approssimativo dei corridoi verdi e di raffrescamento

Conclusioni

Le analisi condotte su Trieste confermano che la media comunale di copertura arborea (circa 35%) risulta fuorviante se considerata isolatamente. La forte disomogeneità territoriale impone un approccio differenziato alla pianificazione del verde urbano. Le aree centrali, dove la TCD è inferiore al 5%, richiedono interventi urgenti di forestazione urbana, alberature stradali e creazione di micro-parchi, mentre gli Altipiani possono svolgere un ruolo di riserva ecologica e termoregolatrice. L’adeguamento del Piano del Verde comunale deve quindi integrare obiettivi climatici, di salute pubblica e di qualità della vita, puntando alla costruzione di una rete ecologica urbana in grado di connettere spazi verdi, ridurre le isole di calore e migliorare il comfort termico per i cittadini.

Esempi di mitigazione delle isole di calore

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